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OGNI COSA E’ ILLUMINATA Di Jonathan Safran Foer (2002)

  • 3 feb 2015
  • Tempo di lettura: 2 min

“L’unica cosa più dolorosa dell’essere obliatori attivi è essere rammentatori inerti”, perché quando la vita ti apre gli occhi su frammenti inspiegabili del tuo passato, non puoi più voltarti indietro. Le circostanze ti spingono ad immergerti sempre più profondamente in un abisso che va oltre la tua portata, oltre la tua volontà, oltre la tua comprensione. E così una consunta fotografia, relitto del passato, sconvolge improvvisamente i piani dell’americano studente ebreo Jonathan, spingendolo a partire per l’Ucraina alla ricerca della donna che durante la Seconda Guerra

Mondiale aveva strappato suo nonno dalle mani dei nazisti. Il viaggio si permea fin da subito della piacevole ilarità della comitiva: Alex, il giovane traduttore ucraino dal vocabolario improprio, suo nonno, un autista che finge di essere cieco ma ci vede benissimo, e la loro cagnetta dallo spiccato estro ormonale. Ma questo è solamente l’inizio del viaggio, la superficie liscia di una più profonda e tragica verità.

“Il buffo è l’unico modo veritiero di raccontare una storia triste”: in questo modo l’autore decide di affiancare agli avvenimenti reali (parzialmente autobiografici), il racconto lontano, teatrale, onirico e surreale delle vite degli antenati Yankel, Brod, L’uomo di Kolki e Safran. Vi ritroverete sospesi tra due dimensioni apparentemente contrapposte ma sublimemente intrecciate: il presente e il passato, l’inverosimile farsa e la cruda verità. Ogni personaggio nella sua apparente bizzarria nasconde un morboso rimorso, un’incolmabile incomprensione, una profonda tristezza, un passionale e allo stesso tempo scettico desiderio d’amore e di vita. Le due prospettive si mescoleranno e si alterneranno senza sosta, lasciandovi dall’inizio alla fine smarriti e affamati di risposte.

Il tono serrato, il linguaggio denso e ambiguo (ora buffo, ora crudo, ora metaforico, ora esplicito, ora tenero, ora erotico), la stessa impaginazione e punteggiatura completano il quadro della narrazione, lasciandola libera di mostrarsi nella sua interezza. Spetta a voi analizzarla, comprenderla, giudicarla.

E non soffermatevi troppo sui perché, lasciate che sia la storia a venirvi incontro: ogni cosa sarà ben presto illuminata.

Di Clara Manneschi


 
 
 

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