“A sQuola di Giostra” (Meditando sull’importanza del Saracino e del ricordo della sua storia)
- 9 apr 2015
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Potremmo dire che la Giostra del Saracino è attuale perché richiamandoci alla mente le scorrerie dei Saraceni durante il IX secolo d.C. ci permette di fare il parallelo con quello che noi oggi chiamiamo, in maniera iperbolicamente negativa, il “problema degli immigrati”. Potremmo dilungarci a parlare delle recenti diatribe riguardanti lo “sbiancamento” del buratto, ritenuto simbolo di discriminazione, ma non è di questo che vogliamo parlare. Potremmo richiamare alla mente la vasta quantità di casi violenti che la Giostra del Saracino ha suscitato e suscita tutt’oggi. Potremmo come tanti criticare la tradizione, che alcuni definiscono retrograda, di portare avanti quello che è l’evento più sentito dalla cittadinanza per tutto l’anno solare e che richiama nella nostra Arezzo una quantità sterminata di turisti e visitatori. Oppure potremmo, e spero sarà questo l’invito dell’articolo, tentare di conoscere un po’ di più ciò per cui è nata la Giostra del Saracino.
Per questo motivo il “Comitato Giovanile di Porta Crucifera” ha organizzato e sta portando avanti già dal mese scorso quello che è il progetto “A sQuola di Giostra” (avete letto bene, con la Q maiuscola!). Domenica 15 Marzo, Luca Berti, storico aretino, facendo da incipit a quello che si spera essere un progetto duraturo e che si protrarrà anche il prossimo anno, ha parlato della Giostra del Saracino dal Medioevo all’età contemporanea. Domenica 29 Marzo, invece, Saverio Crestini, giornalista della Nazione, nipote di Carlo Dissennati (Capitano Vittorioso di Porta Crucifera nel 58’) ha esposto al pubblico quella che fu la restaurazione della Giostra durante il Ventennio fascista. Domenica 12 Aprile, Gianfrancesco Chiericoni (l’attuale araldo) e suo figlio Francesco Chiericoni ci racconteranno aneddoti riguardanti la Giostra e l’esperienza di padre e figlio all’interno di essa. Domenica 26 Aprile, quattro principali esponenti della Giostra, uno per ogni quartiere, ci parleranno ognuno dei loro rioni e degli anni passati tra cerimonie e gare. Per l’ultimo incontro, Sabato 9 Maggio, è prevista la partecipazione di Rachele Fusai, guida aretina, che porterà tutti i partecipanti a spasso per Arezzo, mostrando i posti, più o meno conosciuti, che sono stati tasselli fondamentali per lo sviluppo storico della città e della Giostra con essa.
Dopo aver partecipato già a due dei cinque incontri soprariportati non posso esimermi dall’ammirare la solerzia e la dedizione con cui i ragazzi del Comitato di Porta Crucifera hanno organizzato l’intero evento e la concordanza tra i vari “quartieristi” e i vari Comitati, che seppur riuniti in un'unica stanza hanno cooperato con interesse affinché questi incontri restituissero agli interessati l’emozione della Giostra aretina. E in fondo, proprio a questo è servito fino ad adesso e servirà in futuro il progetto “A sQuola di Giostra”, a tramandare un ‘importante tradizione che ancora oggi ci può fornire spunti interessanti su quella che è la nostra identità di cittadini di Arezzo. Ma non solo, e forse questa è la cosa più importante: il progetto in sé ha lo scopo di richiamare tutti al Saracino, per portare avanti, tutti assieme, cooperando quell’impegno verso il prossimo e molto più verso la comunità tutta per cui il Saracino nacque. E solo così festeggiare ancor oggi e ricordare avrà un senso. Solo filtrando quegli antichi ideali con la nostra mentalità il Saracino potrà non sopravvivere al tempo, ma nel tempo, invecchiando come un buon vino. Tornando da dove il nostro articolo ha preso avvio, quindi: la cultura raramente convive con la violenza, la comunità raramente accetta la discriminazione.

























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