Uno, nessuno e centomila - Luigi Pirandello
- 9 apr 2015
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Come è possibile che colui che gli altri vedono in me non corrisponda a ciò che mi sento? C'è forse un estraneo che vive in me? Perché io non posso vedermi vivere? Come è possibile che solamente gli altri possano vedere quell'estraneo che è inseparabile da me, ma che allo stesso tempo io non posso conoscere? Sono questi i primi interrogativi che affiorano alla mente dell'ordinario Vitangelo Moscarda che, fino a quel momento, trascorreva serenamente la sua esistenza assieme alla moglie Dida, assorbito dai promettenti affari della banca ereditata dal padre.
Basta un'innocente osservazione della moglie per fargli prendere coscienza che il Moscarda che lui conosce e con il quale crede di presentarsi al mondo, non è lo stesso con cui gli altri hanno a che fare: l'“ingenuo e dolce Gengè” di Dida, il “caro Vitangelo” di Quantorzo, suo amico e amministratore bancario, lo “spregevole usuraio” dei cittadini di Richieri, ... ciascuno con i propri pensieri, opinioni, sentimenti. Si tratta di realtà completamente diverse l'una dall'altra, inaccessibili per Moscarda, ma in lui compresenti: sono maschere che gli altri hanno costruito per lui e appoggiato sul suo volto.
Egli trova conferma di ciò quando, in un'occasione, il suo sguardo cade distrattamente su uno specchio: per una frazione di secondo egli intravede uno dei tanti Vitangelo che scherzano con i suoi amici, che vivono con sua moglie, che discutono di affari con i suoi amministratori al posto suo. È, tuttavia, solamente una frazione di secondo poiché, subito dopo, nel riflesso dello specchio egli riconosce solamente se stesso, immobile, che si restituisce lo sguardo.
Comincia così, per Moscarda, una lunga ed estenuante ricerca di quegli sfuggenti estranei che abitano nel suo corpo, tanto intensa da divenire un “bisogno acuto urgente smanioso”, che lo condurrà oltre la soglia della pazzia.
Pubblicato a puntate su rivista nel 1925, “Uno, nessuno e centomila” è l'ultimo romanzo composto da Luigi Pirandello, in cui l'autore racchiude la sintesi del suo pensiero filosofico. Attraverso il personaggio di Vitangelo Moscarda, le cui vicende si carica spesso di un'amara ironia, Pirandello mostra il concetto che più ha impegnato le sue riflessioni, l'identità, disperatamente cercata dal protagonista del romanzo, ma invano, poiché inesistente. L'uomo si lascia ingannare dall'illusione dell'identità e di una realtà unica: costantemente costretto ad indossare una maschera che mostra agli altri solamente ciò che essi vogliono vedere di lui e che ostacola, quindi, ogni possibilità di una reale comunicazione, l'uomo è condannato alla solitudine.

























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