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Yellow Submarine, manifesto psichedelico e capolavoro della Pop-Art

  • 6 apr 2015
  • Tempo di lettura: 2 min

Il film di animazione non è sempre il “cartone animato” per bambini, così come viene spesso schernito dal pregiudizio della massa. Voglio parlare di una delle più rivoluzionarie opere d’arte del ‘900 e pietra miliare della Pop-art: Yellow Submarine. Il film, prodotto e registrato nel 1968, è un mix di colori accesi e musica, quest’ultima interamente firmata dai Beatles, i protagonisti stessi della storia in quell’anno già all’apice della loro carriera e nel pieno del loro periodo psichedelico. Il disegno, nato dal tratto del disegnatore tedesco Heinz Edelmann, è forse ciò che più rende innovativa questa opera, saltando immediatamente all’occhio come qualcosa di nettamente in contrasto con il disegno classico dell’epoca, allontanandosi drasticamente dal realismo e delineando invece scenari fantastici come Pepelandia, un’ utopica città 20.000 leghe sotto i mari governata dalla musica e dall’amore, fino addirittura ad una “rivisitazione” del ghetto di Liverpool in chiave Pop-art, scandendo il tutto con colori accesi e motivi psichedelici. La storia, di carattere fantastico, parla di un attacco dei malvagi “Biechi Blu”, esseri tristi che detestano la felicità, contro Pepelandia, i cui cittadini ed il sindaco, assolutamente impreparati ad ogni tipo di conflitto, vengono facilmente oppressi e la città, arresa al nemico, diventa interamente grigia e triste; l’unico a salvarsi è il Sergente Pepe, che riesce a scappare a bordo di un sottomarino giallo con cui, ere prima, i fondatori della città erano arrivati. Giunto in superficie, casualmente a Liverpool, inizia a chiedere aiuto a chiunque e, dopo incontri ambigui di esseri assurdi, incontra John Lennon il quale, incuriosito da questa storia, decide di aiutarlo iniziando così a cercare i suoi compagni: Ringo Starr, George Harrison ed infine Paul McCartney. I compagni, una volta saliti a bordo del sottomarino ed iniziata l’immersione, non faranno altro che vivere avventure sott’acqua strampalate e divertenti, attraversando ben 6 mari (il Mare del Tempo, il Mare della Scienza, il Mare dei Mostri, il Mare del Niente, il Mare delle Teste e il Mare dei Buchi), che altro non sono che contestualizzazioni ed interpretazioni dei 15 brani musicali che compongono la colonna sonora del film, da un viaggio nel tempo metafisico (When I’m Sixty-Four) all’ incontro con l’Uomo Inesistente (Nowhere Man). Solo dopo queste avventure riusciranno a raggiungere Pepelandia, dove incontreranno i loro alter-ego, la Banda dei Cuori Solitari del Sergente Pepe (Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band), che li aiuterà, sempre sulle note musicali di brani del calibro di Hey Bulldog e All You Need Is Love, a sconfiggere i Biechi Blu. Il film si conclude con i Beatles e la banda del Sergente Pepe che per festeggiare daranno un concerto, concludendo così il film con It’s All Too Much, bellissimo brano riscoperto a posteri dalla propria uscita proprio grazie a questo film. Invito chiunque non abbia mai avuto il piacere di ammirare un’opera così particolare e ben fatta, al di là dei gusti musicali e cinematografici, a dedicare 90 minuti del proprio tempo a questa pellicola, che nonostante i quasi 50 anni di età rimane una celebrazione della Pop-art ed un ricordo indelebile di questa straordinaria band.

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