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NoExpo, la doppia faccia del May Day

  • 10 mag 2015
  • Tempo di lettura: 4 min

Macchine bruciate, vetrine sfondate, passanti picchiati. È così che i protestanti NoExpo vengono disegnati dai mass-media da ormai più di una settimana, già negli ultimi giorni di Aprile si parlava di motolov confiscati che poi si erano rivelati essere bottiglie ancora sigillate; 40.000 persone erano presenti al May Day venerdì scorso, ma sono stati i soliti 500 teppisti andati là col solo intento di dare sfogo alla propria aggressività ad essere stati inquadrati. Come ci insegna la scienza dal caso specifico a quello generale, o forse no? Siamo tutti bravi a puntare il dito appena ce ne viene data l’opportunità, ma in pochi sono in grado di fare un passo indietro e rivalutare entrambe le fazioni. Infatti, mentre sotto gli occhi della nazione venivano lasciate bruciare auto e fracassate vetrine contro gli stessi principi che reggono la protesta NoExpo, più di 30.000 persone che marciavano pacificamente in nome del lavoro, della legalità e anche dell’Italia venivano ignorate. Fare di tutta l’erba un fascio è sempre stato un problema comune, ma dare dei delinquenti antidemocratici a persone che avevano tutto il diritto di manifestare la propria opinione è in primo luogo irrispettoso. Qui non stiamo parlando di essere d’accordo o meno con la protesta, ma di differenziare chi ama bruciare macchine il pomeriggio e chi crede in qualcosa e si impegna nel manifestarlo. La maggior parte degli italiani è quindi convinta che NoExpo sia stata solo una scusa per fare della violenza gratis, ignorando totalmente sette anni di opposizione all’Expo e tutto ciò su cui era fondata. Perché il NoExpo non era contro l’esposizione universale, ma contro il modo in cui è stata gestita in Italia. Era il 31 Marzo 2008 quando uscì la grande notizia: l'Expo 2015 si sarebbe tenuta a Milano, Smirne aveva perso 86 a 151! Letizia Moratti, sindaco di Milano all'epoca, era riuscita ad aggiudicarsi l'Expo grazie alle grandi proposte che aveva fatto, nel caso in cui l'Expo fosse stata assegnata a Milano, si sarebbe impegnata a realizzare una Biblioteca Europea, dei Canali Fluviali per raggiungere la sede Expo, una cittadella dello sport,chilometri di pista ciclabile per Milano. Progetti che non sono neanche stati iniziati. Era il 2008 e già l'Italia non riusciva a raggiungere le aspettative che si era creata intorno. L'Expo avrebbe dovuto portare lavoro, l'opportunità di risanare l'immagine dell'Italia all'estero e la possibilità di farci valere come nazione in un campo ormai consolidato in Italia: il cibo! Tutto oro colato per il nostro paese in crisi, se non fosse che, da bravi italiani, ci siamo dati la zappa sui piedi. In data 1 Maggio 2014 i lavori non erano completati neanche al 40%, in pratica ci avevano messo sei anni ad asfaltare 1200 ettari di terreno coltivabile, e qui necessita essere citato il motto dell'Expo 2015 «Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita», libera interpretazione. Allora gli organizzatori si sono cominciati a domandare come completare tutti i lavori in meno di un anno, la prima proposta era stata di prende 50.000 schiavi etiopi e di farli lavorare giorno e notte, ma qualcuno si era ricordò che, ahimè, il fascismo era caduto da circa settanta anni e che l'Etiopia non era più disponibile. Così decisero di fare la cosa più giusta: dare gli appalti alla gestione 100% libera a persone 100% italiane, che poi fossero mafie poco importava. Insomma gli appalti furono venduti come figurine dei calciatori panini, e i pochi posti rimasti, quelli gestiti dalle agenzie, finirono ben presto ad essere in condizioni di semi-schiavitù, perché è lavoro per un italiano quello che è schiavitù per un etiope, se ci metti 400 € a fine mese. Concludiamo col dire che i 70.000 posti di lavoro promessi sono magicamente diventati 10.000, diciamo che in quel campo non siamo riusciti a farci valere granché. Cosa rimane? Una buona immagine dell'Italia all'estero ed il cibo. In quanto alla prima c'è poco da dire, dal momento che all'estero a malapena sanno che l'Expo quest'anno si tiene a Milano, e probabilmente è per questo che il turismo è in calo e i nuovi edifici (7 miliardi di euro di edifici) adepti all'enorme portata di turisti prevista sono vuoti. Quindi possiamo dire che l'immagine dell'Italia all'estero non è sicuramente peggiorata, una buona notizia. Quanto al cibo, beh, siamo una delle nazioni più osannate per la sua tradizione culinaria, siamo nella Top 5 in fatto di cibo nonostante la crisi! Ma, signori e signore, ci siamo rovinati anche in questo. Oltre che a dare l'Expo in mano alle multinazionali che invece che nutrire il pianeta lo affamano (McDonald, Nestlè, …) abbiamo anche permesso di farci deridere con spot che, in sostanza, dicevano che il junk food era molto migliore di centinaia di anni di tradizione italiana (ormai famoso lo spot di McDonald contro la pizza). Ricordiamo quindi che i NoExpo non erano contro i milanesi con la macchina parcheggiata nella zona residenziale, non erano contro l'esposizione universale, né tanto meno contro l'Italia. I NoExpo erano e sono contro la mafia, contro la precarietà del lavoro, contro il debito pubblico e contro gli sprechi. Non per forza bisogna essere dalla parte dell'opposizione, ciò che vi si richiede in quanto cittadini non è questo, è essere in grado di accettare opinioni e punti di vista diversi dai propri, e di non fermarsi all'apparenza di ciò che viene passato in TV, perché il vostro disaccordo non deve essere dettato dall'ignoranza!

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