Picasso, mente d'artista e da bimbo
- 7 apr 2015
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Molti ritengono che Pablo Picasso sia l'artista più importante e più geniale del ventesimo secolo.
Molti ritengono che le opere (parola pronunciata con disprezzo e sarcasmo) di questo soggetto siano “scarabocchi che potrebbe fare anche un bambino”. Questa seconda categoria conosce il genio spagnolo molto più di quanto non creda. Infatti, giunto alla vecchiaia, lui stesso amava ripetere con un pizzico di giustificatissimo orgoglio: <<A dodici anni sapevo disegnare come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino>>. Può sembrare strano, ma se Picasso avesse fatto il “perfetto accademico” per tutta la vita non lo studieremmo sui nostri libri.
Il maestro di Malaga ha scritto (e dipinto) la storia dell'arte non con l'imitazione dei grandi modelli, ma seguendo l'estro personale, non con il mero studio “scolastico”, ma con l'idea spontanea. Ed è proprio di spontaneità che dobbiamo parlare se vogliamo davvero capire quest'uomo e la sua fantasiosa produzione. L'idea di base è semplicissima: come un bambino disegna la casetta affiancando sullo stesso piano pareti che andrebbero in realtà rappresentate prospetticamente (o, addirittura, che non dovrebbero comparire), così Picasso scompone i soggetti che intende ritrarre e ne “incolla” sulla tela tutte le sfaccettature (addirittura quelle che non si dovrebbero vedere) dandoci una visione del tutto. Picasso intende “solo” trasformare l'arte - da sempre realtà subordinata alla realtà comune che rappresenta - in una nuova, diversa, realtà coordinata a quella in cui viviamo.
É così che nasce un'arte visionaria, un'arte che sembra astratta e inarrivabile, ma che per essere compresa ci chiede solo di tornare bambini.

























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