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Come un Romanzo

  • 12 feb 2015
  • Tempo di lettura: 3 min

Li si vedono in treno, in pullman, su una panchina del parco sotto casa, alla stazione, a testa in giù sul divano di casa con il sangue alla testa e gli occhi che non smettono mai di scorrere le righe. I lettori sono ovunque. Potrebbe essere il tuo vicino e non lo sapresti finché non avrà detto di aver appena finito l'ultimo libro di Benni sotto la doccia. Già, il diritto di leggere ovunque è universalmente riconosciuto, addirittura è uno dei dieci Diritti Imperscrittibili Del Lettore, affrontati da Daniel Pennac nel suo libro “Come un romanzo”, uscito nel 1993. Nella sua opera, Pennac analizza il rapporto intimo e profondo che si crea tra il lettore e l'attività stessa che lo rende tale, a partire dal formarsi di questo legame fino ad arrivare all'elenco dei dieci diritti di ogni lettore. Come egli stesso dice, la curiosità non va creata, ma solamente risvegliata, lasciando che il potere dei libri faccia il resto. Ma cosa è che ci spinge a buttarci tra le pagine di un libro? Scrive Pennac: “Avevano dimenticato, per esempio, che un romanzo racconta prima di tutto una storia. Non sapevano che un romanzo deve essere letto come un romanzo: placare prima di tutto la sete di racconto”. Non sempre questo accade e, coloro che non leggono, semplicemente, non amano leggere. Per l'appunto, il diritto di non leggere è il primo dei dieci, a cui seguono quello di saltare le pagine, di non finire un libro, di rileggere, di leggere qualsiasi cosa, il diritto al bovarismo, il già citato diritto di leggere ovunque, quello di spizzicare, di leggere a voce alta ed infine il diritto di tacere.

Qualcuno si chiederà il senso dell'ultimo diritto, mentre qualcun altro non avrà affatto bisogno di spiegazioni: il lettore lo riconosce come parte integrante di se stesso, come un'intesa vincente che lo lega al romanzo e alla conseguente proprietà che esercita su di esso. Per spiegarlo al lettore provvisto di curiosità dormiente, le parole dell'autore sono più che esaustive: “L'uomo costruisce case perché è vivo, ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia […]che intreccia una fitta rete di connivenze tra la vita e lui,[…]connivenze che dicono la paradossale felicità di vivere, nel momento stesso in cui illuminiamo la tragicaassurdità della vita. Cosicchè le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere. E nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa intimità.”

A volte capita di finire un libro e di rimanere nel silenzio della propria stanza, ripensando a ciò che ci è piaciuto, a quei particolari che ci hanno segnato, a pensare di aver imparato davvero qualcosa. Imparare leggendo. Perché ogni libro non è forse un'altra vita? Un'altra avventura nella quale sbagliamo, cadiamo e ci rialziamo, andiamo avanti fino alla fine, all'ultima pagina, l'ultimo punto? Non è forse una strada d’evasione, che fornisce la giusta dose quotidiana di finzione? I libri non sono forse altri infiniti mondi da abitare, ognuno nel suo piccolo grande cuore d'inchiostro e parole?

Daniel Pennac scava nel legame tra lettore e libro con una precisione che lascia a bocca aperta il primo e rende amato il secondo, esprimendo tutto ciò che di solito rimane sospeso nella mente, indefinito, ma percepito, come conseguenza propria del diritto di tacere.

“La lettura è, come l'amore, un modo di essere.”

Giulia Fabbri


 
 
 

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