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L’INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELLA PROVVIDENZA

  • 26 mar 2015
  • Tempo di lettura: 2 min

Questo non è semplicemente un articolo: questo è un messaggio di solidarietà verso coloro che nel corso della loro formazione scolastica stanno passando sotto alla peggior reincarnazione delle forche caudine. Sto parlando dei nostri colleghi di II, alle prese con il più temibile nemico delle giovani menti liceali, i Promessi Sposi, uno dei peggiori mattoni mai concepiti nella storia dell’umanità, un concentrato di noia che al confronto the Tree of Life è il nuovo film di Tarantino.

Analizziamo un attimo questo fenomeno letterario partendo dall’ossatura di ogni romanzo che si rispetti, la storia. Qui si parla della storia di due giovani buzzurri della campagna lombarda, Renzo e Lucia, osteggiati nel loro intento di sposarsi da una serie di villani più o meno credibili. IL problema centrale del romanzo (di discreta lunghezza, ricordiamo), è che si poteva concludere in cento punti differenti, molti dei quali all’inizio. Solo per fare alcuni esempi: Renzo e Lucia non potevano sposarsi da un altro parroco? Don Rodrigo non poteva semplicemente ammazzare Tramaglino? Fra Cristoforo non poteva farsi un pacco di fatti suoi? E invece no, il romanzo va avanti attraverso accadimenti improbabili e reazioni umane al di là di qualunque concezione d’idiozia, basti pensare al comportamento tenuto da quel furbone di Renzo a Milano.

Una particolare menzione va ai personaggi uno più insopportabile dell’altro (l’espressione “la peste li colga” non sembra mai essere stata così calzante), dai giovani protagonisti, di una passività tale da far considerare Ikari un fulgido esempio di deus ex machina, a Don Rodrigo, antagonista con carisma paragonabile a quello del primo Gambadilegno, fino al paladino degli straccioni Fra Cristoforo, così perfettino che per bilanciare è toccato creare un passato macchiato di sangue, di cui non sto a dire la ridicolezza; e questo solo per citarne alcuni. A onor di cronaca un bel personaggio c’è: la Monaca di Monza, solo che nel vedere il suo IMMENSO peso nella vicenda, si ha come la strana impressione che sia stata infilata a forza.

Per non dilungarmi troppo concludo facendo un piccolo riferimento alla bellissima morale finale, esplicitata dal personaggio di Renzo: non basta tenersi fuori dai guai, perché a volte vengono loro da noi, perciò la cosa migliore che possiamo fare è avere fiducia in Dio. Ma complimenti. Questo è proprio il segnale d’intraprendenza e fiducia nella vita che vogliamo proporre ai nostri giovani.

Ma in tutto ciò fa veramente rabbrividire la spaventosa quantità di ore passate a scuola su questo scritto. Invece di spaziare le nostre conoscenze verso più svariati argomenti, che oggi (se non nei licei specializzati) vengono ignorati, come ad esempio il cinema, o, senza andare su altre arti, scrittori ingiustamente ignorati nella nostra istruzione, ci fossilizziamo su libri, che non dico non siano importanti, ma non così tanto da portare tutto questo tempo e lavoro. Così magari accade che, uscendo da liceo, lo studente medio conosca tutta la vicenda della peste a Milano nei minimi particolari, ma non abbia mai sentito nominare un Lovecraft o un Moore.

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