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IL CRISTALLO DI ATLANTIDE

  • 28 mar 2015
  • Tempo di lettura: 2 min

Avete mai provato a fare un’immersione? Se sì vi ricorderete sicuramente la fatica e il fastidio di trasportare le bombole che, pur essendo molto pesanti e ingombranti, vi consentono un’autonomia relativamente limitata. Christine McKenzie, professoressa di chimica, fisica e farmacia presso l’Università della Danimarca, ha cercato di risolvere tale problema inventando un materiale capace di contenere molta più aria rispetto alle bombole tradizionali e contemporaneamente essere più piccolo e leggero. Tale materiale è un cristallo formato partendo da sali di cobalto e da una membrana organica creata appositamente in grado di trattenere l’ossigeno a pressioni 160 volte superiori rispetto all’atmosfera terrestre e 3 volte rispetto alle bombole tradizionali. Essendo un cristallo è però molto più leggero rispetto all’ogiva delle bombole in metallo. La vera novità di questa molecola è, però, la capacità di assorbire selettivamente l’ossigeno da qualunque soluzione che lo contiene e poi cederlo. Ovvero tale cristallo è capace di estrarre soltanto le molecole di ossigeno dall’aria, dall’acqua o da un altro composto dell’ossigeno e successivamente di rilasciarlo. Tale fenomeno è dovuto alla struttura cristallina formata da due ioni nitrato legati ad una base metallica ,che al contatto con l’ossigeno, si sciolgono e l’ossigeno si lega alla base di cobalto. Successivamente con poco calore o con una bassa pressione il legame ossigeno-cobalto si scioglie e il nitrogeno si rilega al metallo. La velocità di assunzione e di rilascio corrispondono e dipendono dalle condizioni atmosferiche e dalla struttura del cristallo. Christine McKenzie per facilitare la comprensione del funzionamento della sua invenzione ha paragonata il cristallo all’emoglobina presente nel nostro sangue che , come in molti altri animali, sfrutta un metallo, il ferro, per immagazzinare l’ossigeno. Il materiale inventato da C. McKenzie è però ancora in fase di sperimentazione, ma ci aspettiamo che in un futuro prossimo riusciremo a costruire un cristallo migliore rispetto a questo. Tale materiale permetterà di agevolare molti degli attuali impieghi delle bombole. Ad esempio saremo in grado di aiutare pazienti con difficoltà respiratorie, che attualmente sono costretti a camminare spostando grandi bombole, che potranno vivere e deambulare più comodamente respirando grazie ad apposite apparecchiature tascabili. O potremmo utilizzare questo materiale per depurare l’aria per fare maschere protettive o per ridurre l’inquinamento. Oppure saremo capaci di immergersi per un periodo illimitato respirando attraverso una maschera ricoperta lateralmente da questi cristalli; e forse, fra poco, costruiremo città sottomarine…

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